La prova del conferimento dell’incarico all’avvocato ed il diritto al compenso per l’attività stragiudiziale

La prova del conferimento dell’incarico all’avvocato ed il diritto al compenso per l’attività stragiudiziale

Particolarmente dibattuta e spesso fonte di controversie tra avvocati e clienti è la questione relativa al diritto al compenso maturato per l’attività stragiudiziale, ossia quella che viene svolta nell’interesse della parte assistita al di fuori di un contenzioso civile o penale.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Anzitutto, vertendo nell’ambito di una prestazione d’opera intellettuale, il compenso dovuto all’avvocato è regolato dall’art. 2233 c.c., a tenore del quale “il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene. In ogni caso, la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”.

Ne segue che il primo criterio per determinare il compenso è l’accordo (se precedentemente stipulato) tra avvocato e parte assistita, in assenza del quale il giudice investito della relativa controversia dovrà fare riferimento ai cosiddetti “parametri forensi” regolati dal D.M. n.55/14 e ss. mm., agli usi, ed infine al parere dell’associazione professionale cui l’avvocato appartiene.

Quanto alla prova del conferimento dell’incarico, erroneamente taluni ritengono che l’omessa sottoscrizione del “contratto di mandato” escluda il diritto al compenso.

Al contrario, la parte assistita è tenuta a pagare all’avvocato il compenso maturato per l’attività di assistenza e consulenza stragiudiziale, anche quando questa non sia strettamente connessa a quella successiva giudiziale, non essendo necessaria per la sua liquidazione la sottoscrizione di un contratto ad hoc.

Ed infatti, mentre per la liquidazione del compenso maturato nella fase giudiziale occorre il conferimento da parte del cliente della cosiddetta “procura alle liti”, per l’espletamento dell’attività stragiudiziale il conferimento dell’incarico può essere dato in qualsiasi forma idonea a manifestare la volontà della parte assistita di ricorrere all’attività del professionista: addirittura per l’avvocato è ammessa la prova del conferimento dell’incarico per mezzo di testimoni o ricorrendo a presunzioni semplici.

Anche una semplice mail spedita dal cliente all’avvocato può costituire la prova documentale del conferimento dell’incarico.

In tema di prova del conferimento dell’incarico la giurisprudenza delle corti territoriali e della Corte di Cassazione ha chiarito che “il mandato professionale per l’espletamento di attività professionale stragiudiziale non deve essere provato necessariamente con la forma scritta ad substantiam ovvero ad probationem, potendo essere conferito in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti e potendo il giudice ammettere l’interessato a provare anche per testimoni sia il contratto, sia il suo contenuto (…)” (Cass. Civ., Sez. I, sent. n.4705 dd. 25/02/2011; Cass. Civ., Sez. VI, ord. n.3968/17 dd. 14/02/2017; Cass. Civ., Sez. I, ord. n.29614 dd. 16/11/2018; Cass. Civ., Sez. VI, ord. n.3506 dd. 12/02/2020; Corte d’Appello Roma, Sez. III, sent. n.1070 dd. 15/03/2011; Trib. di Trento, Sez. di Cavalese, sent. n.7 dd. 05/02/2013).

Ed ancora: “(…) il rapporto di prestazione d’opera professionale, la cui esecuzione sia dedotta dal professionista come titolo del diritto al compenso, postula l’avvenuto conferimento del relativo incarico in qualsiasi forma idonea a manifestare inequivocabilmente la volontà di avvalersi della sua attività e della sua opera da parte del cliente convenuto per il pagamento di detto compenso. In caso di contestazione del diritto al compenso, la prova dell’avvenuto conferimento dell’incarico può essere data dall’attore con ogni mezzo istruttorio, anche per presunzioni, mentre compete al giudice di merito valutare se, nel caso concreto, questa prova possa o meno ritenersi fornita (…)” (Corte d’Appello di Milano, Sez. II, sent. dd. 19/10/2017).

Ad abundantiam: “(…) in tema di attività professionale svolta da avvocati il mandato sostanziale costituisce un negozio bilaterale (cosiddetto contratto di patrocinio) con il quale il professionista viene incaricato, secondo lo schema negoziale che è proprio del mandato, di svolgere la sua opera professionale in favore della parte. Ne consegue che, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, non è indispensabile il rilascio di una procura ad litem, essendo questa necessaria solo per lo svolgimento dell’attività processuale, e che non è richiesta la forma scritta, vigendo per il mandato il principio di libertà di forma (…)”(Cass. Civ., Sez. II, dd. 16/06/2006, n.13963; Cass. Civ., Sez. II, dd. 18/07/2002, n.10454).

Altrettanto erroneamente taluni ritengono che l’omessa consegna al cliente preventivo scritto costituisca un giustificato motivo per escludere il diritto al compenso.

Anche qui bisogna fare chiarezza partendo dal dato normativo.

L’art. 27 comma 2 del Codice Deontologico Forense dispone che “l’avvocato deve informare il cliente e la parte assistita sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili; deve inoltre, se richiesto, comunicare in forma scritta, a colui che conferisce l’incarico professionale, il prevedibile costo della prestazione”.

Che cosa accade, allora, se il professionista non rilascia il preventivo al cliente che gliene ha fatto richiesta?

Attualmente non esiste una norma di tipo sanzionatorio che preveda conseguenze se non viene rilasciato il preventivo precedentemente richiesto; attualmente esistono due orientamenti in giurisprudenza che si possono riassumere così:

a) un primo orientamento ritiene che l’assenza del preventivo determini la nullità del contratto tra parte assistita e professionista, col conseguente venir meno del diritto al compenso;

b) un secondo orientamento ritiene, invece, che l’assenza del preventivo non incide sulla validità del contratto e sul diritto al compenso.

A parere di chi scrive, in assenza di una specifica norma sanzionatoria e visto il tenore letterale dell’art. 27 comma 2 del C.d.F. sopra citato, anche in assenza del preventivo il contratto tra professionista e cliente resta valido, ragion per cui in caso di controversia la determinazione del compenso dovrà avvenire da parte dell’Autorità Giudiziaria applicando i parametri forensi di cui al D.M. 55/14 e ss. mm.

Infine, quale strada deve percorrere l’avvocato per ottenere dall’Autorità Giudiziaria la liquidazione del compenso maturato per l’attività stragiudiziale e la condanna al pagamento a carico della parte assistita?

Il percorso obbligatorio è quello del processo sommario di cognizione, introdotto con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. di competenza del Tribunale in composizione monocratica, come di recente affermato dalla Corte di Cassazione con l’Ordinanza n.4665 del 14/02/2022: gli Ermellini hanno precisato che mentre per l’attività giudiziale il ricorso deve essere indirizzato al Tribunale del luogo dove l’avvocato ha svolto l’attività e deve dar luogo ad un procedimento sommario “speciale” disciplinato dagli artt. 3, 4 e 14 del D. Lgs. n. 150/2011 da definire con un’ordinanza collegiale (vedasi anche Cass. Civ. S.U., sentenza n.4485 del 23/02/2018), per l’attività stragiudiziale la via è quella del ricorso ex art. 702 bis c.p.c. che si concluderà con un’ordinanza resa dal Tribunale in composizione monocratica.

Di seguito si propone un facsimile del ricorso per la liquidazione del compenso professionale in dipendenza di attività stragiudiziale.

TRIBUNALE DI … … …

Ricorso ex art. 702 bis c.p.c.

Ricorrente: Avv. … … nato a … … il … …  e residente … .. (C.F. … …), il quale si rappresenta e si difende in proprio avendone i requisiti ai sensi dell’art. 86 c.p.c., eleggendo domicilio presso il proprio Studio Legale a … … (fax … …).

Convenuto / Resistente: TIZIO, nato a  … … il … … e residente in … … C.F. … …

Per comunicazioni di Cancelleria e notificazioni: si indica l’indirizzo di posta elettronica certificata … …

PREMESSO IN FATTO CHE

1) esposizione dettagliata dei fatti e dei documenti posti a fondamento della domanda di pagamento del compenso maturato per attività stragiudiziale che si va a descrivere.

E RITENUTO IN DIRITTO CHE

In punto an debeatur risulta pacifica e documentale l’attività svolta dall’Avv. … … nell’interesse di TIZIO, che gli ha conferito mandato tramite mail dd. … … fino alla mail del … … quando dava disposizione di porre in archivio la pratica.

Il conferimento dell’incarico all’avvocato e la maturazione del diritto al compenso per l’attività svolta sono documentati oltre che dalla fitta corrispondenza scambiata con la controparte e con la parte assistita, anche dalla scrittura privata di accordo con cui sono stati definiti i reciproci rapporti di da/avere, ponendo fine alla lite.

Sulla prova del conferimento dell’incarico al Legalesi richiama il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito, stante il quale “(…) il mandato professionale per l’espletamento di attività professionale stragiudiziale non deve essere provato necessariamente con la forma scritta ad substantiam ovvero ad probationem, potendo essere conferito in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti e potendo il giudice ammettere l’interessato a provare anche per testimoni sia il contratto, sia il suo contenuto” (ex multis Cass. Civ., Sez. I, sent. n.4705 dd. 25/02/2011; Cass. Civ., Sez. VI, ord. n.3968/17 dd. 14/02/2017; Cass. Civ., Sez. I, ord. n.29614 dd. 16/11/2018; Cass. Civ., Sez. VI, ord. n.3506 dd. 12/02/2020; Corte d’Appello Roma, Sez. III, sent. n.1070 dd. 15/03/2011; Trib. di Trento, Sez. di Cavalese, sent. n.7 dd. 05/02/2013).

Nel caso di specie l’attività dell’avvocato ha sempre incontrato l’avallo della parte assistita, come risulta dalle numerose mail scambiate col professionista.

In punto quantum l’applicazione del compenso medio previsto dal D.M. 55/14 e ss. mm. vigente ratione temporis all’interno dello scaglione di valore compreso tra € … … ed € … … riferito al valore della pratica appare del tutto equo e giustificato dalla mole di documenti esaminati, dal fitto scambio di corrispondenza con la controparte e con la parte assistita, ed infine dal pregio dell’attività svolta concretizzatasi in un accordo a tacitazione delle reciproche pretese di dare / avere.

*****

Tutto ciò premesso e considerato, il ricorrente ut supra meglio generalizzato, il quale si rappresenta e si difende in proprio avendone i requisiti ai sensi dell’art. 86 c.p.c.

R I C O R R E

all’Ill.mo Tribunale di … … in composizione monocratica, Giudice designando, affinché esaminato il presente ricorso ed i documenti ad esso allegati, previa fissazione dell’udienza di comparizione personale delle parti innanzi a Sé e concesso a parte ricorrente il termine per la notificazione a controparte del ricorso introduttivo e del pedissequo decreto di fissazione d’udienza, con avvertimento rivolto al resistente che dovrà costituirsi in giudizio non oltre dieci giorni prima della fissata udienza, che non costituendosi in giudizio si procederà comunque in sua contumacia, che l’emananda ordinanza sarà considerata come resa in regolare contraddittorio e che la ritardata costituzione in giudizio comporta le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 c.p.c., per ivi sentire accogliere le seguenti

C O N C L U S I O N I

Piaccia all’Ill.mo Tribunale di … … in composizione monocratica, Giudice designando, contrariis rejectis, così giudicare.

Nel merito: condannare il Signor TIZIO a pagare in favore dell’Avv. … … la somma di € … … per “compenso professionale” oltre al rimborso delle spese generali 15%, c.p.a. 4% ed i.v.a. 22% oltre agli interessi legali sulla sorte capitale dalla data della domanda e sino all’effettivo soddisfo, ovvero la diversa somma maggiore o minore che dovesse risultare di Giustizia.

In via istruttoria: si chiede di essere ammessi alla prova per interpello formale nella persona del Signor TIZIO e per testimoni sui fatti capitolati come da narrativa da intendersi qui di seguito integralmente trascritti, espunti giudizi e/o valutazioni e/o circostanze negative.

Testi riservati.

In ogni caso: con vittoria di spese documentate e compenso determinato ai sensi del D.M. 55/14 e ss. mm., oltre al rimborso delle spese forfetarie pari al 15%, c.p.a. 4%, i.v.a. 22% e successive spese occorrende.

Elenco documenti allegati in copia:

  1. … … …

Con riserva di ulteriormente dedurre, produrre ed eccepire tenuto conto delle difese che saranno ex adverso articolate.

Dichiarazione di valore: ai sensi del d.p.r. 115/2002 e ss. mm. il valore della presente causa è pari ad € … … per capitale e sconta un C.U. dimezzato per il rito pari ad € … … …

Luogo e data … … …

Firma del professionista.

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(a cura di Avv. Luca Conti)

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